Il jazz senza confini
Con No Nation but Imagination , Alexander Hawkins firma uno dei lavori più audaci e coerenti della sua carriera. Pubblicato da Intakt Records, l’album combina improvvisazione libera, texture elettroniche, jazz da camera e sperimentazione elettroacustica senza perdere mai la propria intensità emotiva. Il risultato è una musica aperta, astratta e profondamente organica, nella quale ogni strumento sembra espandere lo spazio sonoro verso direzioni imprevedibili.

Alexander Hawkins – No Nation but Imagination – (Intakt Records, 22 maggio 2026)
- Alexander Hawkins (pianoforte, sintetizzatore e sampler)
- Rhodri Davies (arpa)
- Hamid Drake (batteria)
- Nicole Mitchell (flauto)
- Matthew Wright (turntables e live sampling)
No Nation but Imagination, track list:
Tre brani:
- Solo Way Far Gone (2:26)
- Resolution Each and Every (5:03)
- Mirror No Border (4:45)
- Circles in the Celestial Garden (3:49)
- Lullaby Much Further (8:16)
- Hocket Fierce Peaceful (9:21)
- Joy Beyond Blazing (4:37)
- Open Sea, Boat’s Land (4:39)
- Coda over the Fence (3:20)
«Resolution Each and Every»
Uno dei brani più accessibili del disco, pur restando lontano da qualsiasi convenzionalità. Il pezzo si sviluppa attraverso pattern frammentati e melodie che appaiono e scompaiono tra il flauto di Nicole Mitchell e i trattamenti elettronici di Matthew Wright. Si avverte una costante sensazione di movimento interno, come se la composizione respirasse e mutasse in tempo reale.
«Open Sea, Boat’s Land»
Probabilmente il brano più ritmico dell’album. Hawkins introduce elementi vicini all’hip-hop astratto e al collage elettronico senza abbandonare il linguaggio improvvisativo. Il groove sotterraneo convive con stratificazioni di pianoforte espansivo e campionamenti discreti, creando un paesaggio sonoro ipnotico e modernissimo.
«Hocket Fierce Peaceful»
Il cuore pulsante dell’album. I suoi oltre nove minuti funzionano come una suite in miniatura nella quale Hawkins alterna tensione ritmica e sospensione atmosferica. La batteria di Hamid Drake sostiene un flusso quasi rituale, mentre l’arpa di Rhodri Davies introduce risonanze vicine alla musica contemporanea europea. L’interazione collettiva raggiunge qui un livello straordinario.
Breve promemoria delle opere più importanti di Alexander Hawkins
Anche se si parla spesso di lui come di una figura centrale del jazz creativo europeo, Hawkins è soprattutto pianista e compositore. Tra i suoi lavori più significativi si possono ricordare:
- Song Unconditional (2025), apprezzato per il raffinato linguaggio pianistico e per la sintesi tra tradizione AACM e modernità.
- Togetherness Music (2019), insieme a Louis Moholo-Moholo, ormai considerato un riferimento del jazz contemporaneo europeo.
- Unit[e] (2017), con un elenco di musicisti molto importante.
- Iron into Wind (2020), intensa esplorazione per pianoforte solo.
Indimenticabile: La collaborazione tra Alexander Hawkins e Roberto Ottaviano
Rappresenta per me uno degli incontri più intelligenti e poetici del jazz creativo europeo contemporaneo.
Il loro dialogo musicale si basa su ascolto reciproco, libertà improvvisativa e profonda conoscenza della tradizione jazzistica, mai trattata però come materiale museale. Hawkins porta nel suono di Ottaviano una dimensione armonica aperta, frammentata e modernissima, mentre il sax di Ottaviano aggiunge lirismo, spiritualità e intensità narrativa.
Tra i progetti più importanti della loro collaborazione spiccano:
- Forgotten Matches – The Worlds of Steve Lacy (2014), omaggio libero e creativo all’universo di Steve Lacy.
- Eternal Love (2018) e i successivi sviluppi del progetto, dove il gruppo rilegge la spiritualità jazz di Don Cherry, Coltrane e Charlie Haden attraverso una sensibilità contemporanea.
- Charlie’s Blue Skylight (2022), raffinata reinterpretazione dell’opera di Charles Mingus in duo sax soprano e pianoforte. É la mia opera preferita.
Uno degli aspetti più affascinanti del loro rapporto artistico è l’assenza di gerarchie tradizionali: Hawkins non accompagna semplicemente Ottaviano, ma costruisce spazi sonori mobili e imprevedibili dentro cui il soprano può espandersi liberamente.
Conclusione
Questo spirito si percepisce nell’album che ci occupa. No Nation but Imagination conferma Alexander Hawkins come una delle voci più intelligenti e visionarie del jazz sperimentale contemporaneo. Lontano da qualsiasi accademismo freddo, il nuovo lavoro trasforma la complessità in esperienza sensoriale e dimostra che l’improvvisazione può ancora aprire territori inesplorati. Un lavoro impegnativo, certamente, ma anche affascinante: musica da ascoltare più volte, scoprendo ogni volta nuovi dettagli. Non dimenticate di pensare al gioco di parole del titolo e al suo gioco sulla copertina dell’album.
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