ENTEN ELLER + GIANLUIGI TROVESI – «Ελπίδα (Elpida)» (DODICILUNE, 2026)

Enten Eller e Gianluigi Trovesi: Quarant’anni di ricerca, una nuova speranza

Il titolo –la parola greca Ελπίδα, Speranza– non suggerisce un messaggio retorico, bensì un atteggiamento: la fiducia che il jazz possa ancora essere terreno di scoperta. Questa idea attraversa tutto l’album, dove la scrittura lascia continuamente spazio all’interazione e alla sorpresa. La musica procede per deviazioni, pause, rilanci, senza mai cedere alla tentazione del virtuosismo fine a sé stesso.

ENTEN ELLER + GIANLUIGI TROVESI – Ελπίδα (Elpida) (DODICILUNE, 20 maggio 2026)

  • Gianluigi Trovesi – clarinetto alto, sassofono contralto
  • Alberto Mandarini – tromba, flicorno
  • Maurizio Brunod – chitarra elettrica
  • Giovanni Maier – contrabbasso
  • Massimo Barbiero – batteria, percussioni

Voto:

Ελπίδα (Elpida), track list:

I brani:

  1. Boule de Suif (8:27)
  2. 7/13 (11:54)
  3. Enten Eller (7:39)
  4. Alcides Mood (8:38)
  5. Noparietto (8:16)
  6. Non lo so (6:47)
  7. Aquarius (8:53)
  8. Sud (9:45)

L’apertura con «Boule de Suif» imposta subito il tono del disco: un lirismo notturno, quasi cameristico, costruito su un interplay di grande raffinatezza. «7/13», una delle vette dell’album, alterna episodi free di ascendenza ornettiana a momenti di sospensione quasi silenziosa, mostrando tutta la maturità del gruppo nel controllo delle dinamiche. È qui che Trovesi sembra muoversi con maggiore libertà, dialogando con Brunod e Barbiero in improvvisazioni ricche di tensione e invenzione.

Tra i momenti più significativi emerge «Noparietto», composizione dello stesso Trovesi, dove humour, frammentazione ritmica e memoria della musica popolare convivono senza mai trasformarsi in citazione gratuita. Anche brani storici del repertorio degli Enten Eller, come «Aquarius» e «Sud», acquistano una nuova fisionomia grazie alla presenza del musicista bergamasco, che introduce continui scarti melodici e timbrici senza alterarne l’identità.

Enten Eller

Gli Enten Eller sono uno dei gruppi più longevi e originali del jazz italiano. Fondati nel 1984 dal percussionista e compositore Massimo Barbiero, hanno attraversato oltre quarant’anni di attività mantenendo una forte identità artistica, fatta di composizione contemporanea, improvvisazione libera, jazz europeo e influenze della musica colta. Nel corso degli anni hanno collaborato con musicisti di primo piano come Tim Berne, Alexander Balanescu e, in questo lavoro, Gianluigi Trovesi.

Il nome Enten Eller deriva direttamente dal celebre libro del filosofo danese Søren Kierkegaard, Enten – Eller («Aut-Aut» oppure «O questo o quello»), pubblicato nel 1843. L’opera affronta il tema della scelta tra due modi di vivere: quello estetico e quello etico.

La scelta del nome non è casuale. Barbiero ha più volte spiegato che il riferimento a Kierkegaard esprime l’idea di una musica costruita sulla tensione fra opposti: composizione e improvvisazione, rigore e libertà, tradizione e ricerca. In questo senso, il nome rappresenta un manifesto estetico del gruppo più che una semplice citazione letteraria.

Gianluigi Trovesi

Gianluigi Trovesi è considerato uno dei maggiori protagonisti del jazz europeo. Clarinettista, sassofonista contralto e compositore, ha costruito un linguaggio personale che fonde improvvisazione jazz, musica popolare italiana, musica antica e scrittura contemporanea, senza mai rinunciare al gusto per l’ironia e il racconto musicale.

Diplomato in clarinetto al Conservatorio «Donizetti» di Bergamo, ha iniziato suonando nelle bande, nelle orchestre da ballo e nella musica classica. Negli anni Settanta ha collaborato con Giorgio Gaslini ed è stato primo clarinetto e sax contralto della Big Band della RAI di Milano. Da allora ha sviluppato una carriera internazionale come leader, compositore e improvvisatore.

Il tratto che rende Trovesi unico è la capacità di trasformare elementi della tradizione italiana –fanfare, danze popolari, melodie bergamasche, musica rinascimentale e barocca– in materiale per il jazz contemporaneo. Per questo viene spesso accostato a figure come Michel Portal, Evan Parker e Misha Mengelberg fra i musicisti che hanno contribuito a definire un’identità autonoma del jazz europeo. Particolarmente importanti e interessanti per il jazz sperimentale sono i suoi lavori con il fisarmonicista Gianni Coscia.

ENTEN ELLER + GIANLUIGI TROVESI

L’incontro tra Enten Eller e Gianluigi Trovesi dà l’impressione di essere una collaborazione attesa da tempo, più che un semplice invito a un musicista prestigioso. Da tanti anni il gruppo guidato da Massimo Barbiero sviluppa un linguaggio fondato sull’equilibrio tra scrittura e improvvisazione; Trovesi, dal canto suo, ha costruito tutta la sua carriera su questa stessa idea di jazz, arricchendola con un profondo legame con la tradizione musicale italiana ed europea. Per questo Elpida non suona come il disco di un quartetto «con un ospite», ma come l’incontro di cinque musicisti che condividono la stessa lingua.

Il concerto, registrato il 6 dicembre 2025 al Grand Hotel Billia di Saint-Vincent, nasce dal desiderio di rileggere il repertorio degli Enten Eller attraverso la personalità di Trovesi. I brani vengono trasformati. Il clarinetto alto e il sassofono contralto entrano nel tessuto musicale con naturalezza, aprendo nuovi spazi improvvisativi, suggerendo percorsi inaspettati e arricchendo ogni composizione con il suo inconfondibile lirismo, la sua ironia e la sua straordinaria capacità narrativa. Proponiamo l’esercizio di confrontare i brani originali con quelli sviluppati in Elpida.

Conclusione

I musicisti firmano un disco che va oltre la semplice documentazione di un concerto. È il racconto di un incontro artistico riuscito, nel quale cinque musicisti mettono la propria esperienza al servizio di un’idea comune di jazz: libero, colto, comunicativo e profondamente umano. La rilettura del repertorio storico del gruppo acquista una nuova luce grazie alla personalità di Trovesi, che non si impone mai come protagonista, ma diventa parte integrante del dialogo. Ne nasce un album intenso, ricco di sfumature e capace di rivelare nuovi dettagli a ogni ascolto, confermando come la creatività e l’ascolto reciproco siano ancora oggi la vera forza del miglior jazz italiano.

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